Nasce a Piacenza la "Cernobbio del calcestruzzo"Via a Concretezza 2019: il 26 e 27 settembre il settore si riunisce al Castello di Rivalta


 
Alla vigilia della terza edizione di Concretezza, la grande manifestazione organizzata dalla Fondazione Istituto Italiano per il Calcestruzzo, che il 26-27 settembre riunirà a Piacenza gestori, progettisti, imprenditori, ricercatori, tecnologi, abbiamo intervistato il presidente IIC Silvio Cocco. Tra i temi: i problemi e soprattutto le soluzioni per migliorare le nostre opere pubbliche e private.

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di Fabrizio Apostolo, direttore editoriale leStrade

Mettiamo nero su bianco questa intervista al geometra Silvio Cocco, presidente dell’Istituto Italiano per il Calcestruzzo, dal 2017 divenuto Fondazione, e numero uno di Tekna Chem Group, il primo giorno dell’estate 2019. In un “crinale” di stagione, dunque, tra due periodi dell’anno ad altissima intensità, per l’intero settore delle infrastrutture in generale e per la peculiare community di specialisti coordinata da questo tecnico-manager vicino agli 80 anni d’età ma dall’energia di un ventenne curioso e appassionato. Esattamente quella che lo animava quando aveva effettivamente poco più di 20 anni, nella sua Sardegna, nel 1963, anno del suo primo incontro in cantiere con il calcestruzzo. “Si trattava del mio primo lavoro importante - racconta oggi Cocco a leStrade -, riguardava la realizzazione della diga di Sos Canales, a Buddusò, provincia di Sassari. Fu in quel contesto che m’imbattei in questo materiale così affascinante, con i problemi che portava con sé e, soprattutto, con la ricerca delle soluzioni che quei problemi avrebbero potuto risolvere”.

Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti d’Italia, così come sono passati altri problemi e anche, certo, soluzioni, rintracciate anche e soprattutto grazie alla buona tecnica. Il punto dolens, però, come è noto sono sempre i problemi. Quelli di una rete infrastrutturale che invecchia e di una manutenzione che non si programma. Quelli delle carenze legislative e delle maglie larghe dei controlli. Quelli di un dialogo tra sordi o quantomeno tra istituzioni e operatori che difficilmente riescono a remare, proseguendo con la metafora idrica, nella stessa direzione.

(descrizione)Fare sistema, soprattutto dall’annus horribilis del crollo del viadotto sul Polcevera, è un imperativo categorico, senza voler scomodare troppo l’etica kantiana. Già, l’annus horribilis. Mentre nel dopo-Morandi nel nostro Paese qualcuno ancora ha colto l’occasione per mettere in croce il calcestruzzo, nei contesti internazionali questo materiale ha proseguito a mietere record: in Arabia Saudita sta crescendo, per esempio, la Jeddah Tower, ovvero l’edificio (in calcestruzzo) destinato a diventare il più alto del pianeta, tra Hong Kong e Macao è stato inaugurato il ponte (in calcestruzzo) più lungo del globo e in Spagna è stato persino realizzato un ponte (in calcestruzzo, of course) con una stampante 3D.

E in Italia? Anche da noi sul fronte calcestruzzo-qualità-opere pubbliche qualcosa sembra muoversi nella direzione giusta, pensiamo per esempio ai grandi cantieri del Brennero o all’introduzione nelle nostre scuole politecniche di una materia cruciale come la progettazione a ciclo di vita (life-cycle engineering). Resta ancora tanto, tantissimo da fare, però, su innumerevoli fronti.

Chi da 60 anni è impegnato in questo sforzo titanico e benemerito è proprio il geometra Silvio Cocco, che abbiamo incontrato per parlare più che del passato, del presente (problematico) e del futuro (si spera di altro tenore). Ancora una volta: di problemi e di soluzioni. 

Scarica l'intervista integrale di leStrade Luglio 2019

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