Reportage: da Londra con trasporto e relative infrastruttureCortesia, serietà, manutenzione, innovazione: breve tour nella capitale delle "best practice"

di Fabrizio Apostolo, Direttore editoriale leStrade

Da Londra con trasporto. Brexit o non Brexit, la capitale del Regno Unito resta sempre un modello da imitare, un luogo da frequentare, un bacino di energie nuove da cui attingere. Un evergreen, nel vero senso della parola. Ci sono stato qualche giorno fa, tempo di un weekend, per puro, purissimo svago. Di quelli, però che ti fanno aprire - o riaprire - gli occhi su tante cose, specialmente a chi, come me, si occupa di infrastrutture e trasporti. Ecco, in ordine sparso, qualche timida impressione che spero non annoi troppo il navigante lettore.

La carta ostrica. Partiamo dalla metro, dove sono spariti i bigliettai. Tutto funziona con l'iconica Oyster card, la carta ostrica che si tiene stretta stretta e, se esaurita, si ricarica in un lampo di puro magnetismo. Gli addetti, però, con la pettorina Underground ultrafashion ricompaiono solerti oltre i cancelli, sorridenti e prontissimi ad aiutarti per qualsiasi necessità (data la cartellonistica, fisica e digital, chiarissima, prendiamo esempio!, non ce ne sarebbe nemmeno bisogno).

Foto Gallery: infrastrutture e lavori a Londra

 

Sotto la City, siamo nel paese delle meraviglie trasportistiche, o storiche, o architettoniche. Tutto è antico, tutto è nuovo, ovvero perfettamente rinnovato, conservato, valorizzato, colorato (sì, "Mind the Gap", fissa nella mente il fatto che lì c'è un vuoto da oltrepassare, è un brand postmoderno). Con le pavimentazioni antisdrucciolo istoriate di pregiati elementi in ottone sotto di noi e la voce calda garbatissima che esce dagli altoparlanti sopra la nostra testa, a farci sentire a casa. Un caffè di Starbucks nella mano e via, welcome sulla District Line... Intanto, vicino a Earls Court, a un battito d'ali dalla casa di Freddy Mercury (guarda dov'è), dentro il Museo del Design si parla proprio di Oyster Car, di rivoluzione digitale dei trasporti, di come il software collegato al suo utilizzo fornisca flussi di Big Data funzionali alla pianificazione trasportistica e infrastrutturale che verrà. Analizzare per pianificare per costruire. Così si fa.

Stazioni ferroviarie. Se l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro (faccina perplessa di WhatsApp...doppia), l'Inghilterra, si sa, è un regno fondato sulle ferrovie (che anche da noi, a essere sinceri, hanno una storia abbastanza blasonata). In questi anni, i maestri d'Oltremanica ne stanno costruendo una nuova, impressionante, il passante Est-Ovest Crossrail. Sono passato da Liverpool Street, uno dei tanti siti in cantiere, proprio accanto a Liverpool Station, in un punto in cui l'Underground si affianca alla stazione la quale si accosterà a un edificio ferroviario di nuovissima generazione. Una "rail city", verrebbe da dire, in continuo energetico movimento.

Cambio repentino di scena: King's Cross. Ovvero la stazione dove l'immaginario ha fatto irruzione, al Binario 9 e 3/4, sì, proprio quello di Harry Potter. Esiste, sotto forma di muro accanto all'omonimo gift shop dove i fan scattano foto imitando il maghetto (guarda esattamente come) nello spingere attraverso i mattoni bagaglio e civetta. Sembra frivolezza, ma la scintilla, ancora una volta, nasce dai trasporti, e dalla passione di un intero popolo per i medesimi.

Ponti. Ma Londra è soprattutto città di grandiosi ponti, dal Tower Bridge al London Bridge, ornato in anni recenti da una scala di design (eccola!) per il passaggio pedonale e in perfetto stato di conservazione, al Millennium Bridge che da Saint Paul scorre verso la Tate Modern, altro luogo paradisiaco (e gratuito, come tutti i grandi musei londinesi, già perché la cultura deve essere davvero di tutti...). I ponti, qui, sono forma e sostanza, caparbietà e bellezza, varietà ed enciclopedia di una storia che fa gonfiare il petto. Le targhe abbondano, le belle storie si moltiplicano, le passeggiate ricamano un senso di funzionalità e armonia. 

Ponteggi sul Big Ben. Ma per chi si occupa di costruzioni, il meglio del meglio è il cantiere del Big Ben, che dura dal 2017 e finirà nel 2021 (guardate un po' come lo spiega bene il sito del Parlamento...). La celebre campana, in questo periodo, non suona più, e questo è un fatto storico. I ponteggi ghermiscono la torre dell'orologio e parte di Buckingam Palace. Dentro la May e colleghi se le dicono, fuori, invece, il fascino resta in fondo quello di sempre. Anzi è addirittura impreziosito dalla sensazione che da queste parti i lavori si pensano, si fanno, si sviluppano a regola d'arte, sotto lo sguardo severo della statua di Churchill da un lato e di quello più mondano del London Eye, dall'altro, e soprattutto per il bene della collettività.

L'erba del vicino è sempre più verde? Può essere. Ma anche al netto di questa affermazione e di altre cosette che, probabilmente, non andranno e che l'occhio fuggevole del turista non riesce proprio a codificare, resta il fatto che qui, nella patria della meritocrazia, della trasparenza, del civismo e delle passioni collettive e identitarie (dal calcio ai...trasporti), Brexit o non Brexit, per noi affannati italiani c'è davvero sempre molto, ma molto da imparare...

Ma in fondo, forse, è soltanto questione d'apostrofi. "D'istruzione", come questo mio viaggio che auguro a tutti. O "distruzione", come talvolta vien da pensare guardando ai troppi problemi del nostro struggente e contorto Paese.

 

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