Ponti, dal censimento allarmante al monitoraggio innovativoI 1.425 ponti senza gestore e l'impegno di Anas e MIT per risolvere questa e altre criticità

"Abbiamo un centro studi sui sensori, che sta lavorando ad un prodotto innovativo, che metteremo in campo per fare un monitoraggio preventivo" su ponti e viadotti. "Conto che entro l'anno sia utilizzabile". Lo ha detto il presidente di Anas, Claudio Andrea Gemme, a margine del convegno Ipma a Milano a fine gennaio. "Il progetto è in corso ed è in fase avanzatissima - ha spiegato - . Sarà un nostro prodotto personalizzato, un sensore evoluto, che farà parte di un progetto complesso, che prevede anche una centralina che monitori pure transiti ed eventi di altri tipo".
 
La fonte della dichiarazione del presidente Gemme è il portale dell'Anas www.lestradedellinformazione.it (vai alla notizia). Più che autorevole, è il caso di dirlo. Sulla questione del monitoraggio dei nostri manufatti, con i ponti in prima linea, ha scritto molto, negli anni, anche la nostra rivista, anche documentando proprio le iniziative Anas. Sul numero di dicembre 2018, per esempio, abbiamo toccato il tema raccontando il Coordinamento Territoriale del Nord Ovest, (clicca qui per saperne di più), ma anche (sullo stesso numero) dando la notizia di un accordo high-tech con il MIT di Boston, o riportando quanto presentato dall'Anas ai recenti SAIE Bologna e Asphaltica World Roma.
 
Ma negli ultimi giorni, un'altra autorevole fonte - Il Corriere della Sera - attraverso le penne di Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto ha portato alla luce una questione, quella dei "vuoti di competenza", che periodicamente fa capolino nel settore, e sui media, ed è indicativa di una situazione di "confusione" la cui chiarificazione deve essere il primo passo per un necessario salto di qualità in materia di cura e tutela delle infrastrutture (per leggere e consultare direttamente la "Data room" sul tema, a firma Gabanelli/Pasqualetto clicca qui). 
 
Occupandoci della materia, non possiamo non sottolineare, in sintesi, quanto emerso dall'inchiesta, che peraltro si base su un prezioso e precedentemente inedito documento: un carteggio tra Anas e MIT.
 
Gallery: il carteggio Anas-MIT diffuso dal Corriere della Sera (fonte: Corriere.it)
 
 
La lettera dell'Anas è datata 19 dicembre 2018, in un periodo di "interregno" tra la gestione Armani (che moltissimo ha fatto in materia di monitoraggio e tutela delle opere d'arte) e quella Gemme-Simonini (che molto stanno facendo, come si evince anche da quanto dichiarato dal presidente) e registra che per 1.425 strutture "non è stato possibile reperire documentazione negli archivi" circa la loro proprietà e, dunque, responsabilità nella gestione.
 
Le ragioni di questo sconfortante esito sono storiche e le spiegano bene i due bravi cronisti del Corsera, al cui testo si rimanda. Ora, occorre concentrarsi nell'invertire la rotta e mettere finalmente la buona tecnica al centro delle politiche che sostengono la gestione. Occorre un piano di valorizzazione del nostro patrimonio infrastrutturale che veda il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti, non solo l'Anas, ma anche e soprattutto tutti gli enti territoriali.
  

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